
Era il 7 Febbraio del 2009, la partita era il derby della Mole con il Torino; il centrocampista maliano della Juventus, Mohamed Sissoko si infortuna, procurandosi una frattura al piede sinistro che lo terrà lontano dai campi di calcio per molto tempo.
Ma i segnali dei suoi problemi fisici si erano già presentati in precedenza, quando alla guida dei bianconeri c’ era Claudio Ranieri e il giocatore non ha voluto saperne di fermarsi ed approfondire la gravità dell’ acciacco: “E’ iniziato tutto nella gara contro il Catania. Ho sentito un po’ di dolore, ma ho continuato a giocare. Siamo avanti così per un mese, anche volontà mia. Avevo sempre un po’ di fastidio, ma niente più. Poi è arrivata quella partita contro il Torino: cinque minuti è ho sentito il piede fare crack. Ranieri non c’entra, è il destino, non lo fermi. Il mister poi non l’ho più sentito, ho provato a chiamarlo, ma deve aver cambiato numero. Spero di rivederlo al più prestoâ€. I successivi sei mesi di stop hanno segnato non solo fisicamente il maliano, che per recuperare uno stato di salute adeguato ed essere nuovamente impiegato da Ciro Ferrara ha dovuto sottoporsi a sedute di allenamento fatte su misura e progressivamente più pesanti, ma anche dal punto di vista psicologico ha subìto un contraccolpo, come non fa fatica ad ammettere: “Non ho paura di dire che è stato un momento di depressione. Non puoi superarlo da solo. Non sono andato dallo psicologo, ma devo dire grazie a mia mamma e mia moglie, alle loro piccole parole quotidiane. Devo dire grazie ai miei compagni, alle loro telefonate che non mi hanno mai fatto sentire solo. Mi chiamavano anche quando ero in Francia, per curarmi. Mi chiamavano tutti, la società e i compagni. Tutti, soprattutto Zebina e Tiago”. Ma ora sembra tutto alle spalle ed il brutto ricordo lascia spazio alla volontà di ricominciare e lottare in campo per la causa bianconera: “La vittoria è gioia, vogliamo vincere lo scudetto. L’impressione di Ferrara? Ottima, è una persona coinvolgente. Non avevo mai avuto un tecnico così giovane, ma è bello lavorare con altri giovani. L’importante è che noi rispettiamo le sue scelte e il suo ruolo. E questo gruppo conosce il valore del rispetto. Voglio vincere e avere una carriera lunga. Ma dopo voglio anche tornare in Mali, nella mia terra, con la mia famiglia. Devo fare qualcosa d’importante per il mio paese. Devo restituire un po’ della fortuna che la vita mi ha dato”.
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